Il punto di rottura

Era il 12 marzo 2019, un mercoledì come tanti altri. Ero seduto sul divano, cercando di guardare la TV, ma era impossibile. Tra me e lo schermo c’era una montagna di roba: riviste, scatole di pizza, calzini spaiati. Ho guardato mia moglie, Laura, e ho detto: “Basta, non posso più vivere così.”

Lei mi ha guardato, ha sospirato, e ha detto: “Finalmente.”

La mia relazione tossica con il disordine

Non sono sempre stato così. Da ragazzo, la mia stanza era un modello di ordine. Ma poi, con il tempo, le responsabilità, e la pigrizia, le cose sono andate alla deriva. Era come se ogni volta che mettevo qualcosa a posto, due cose finivano per terra.

Laura mi ha sempre sopportato, ma so che era frustrata. “È come vivere in una discarica,” mi ha detto una volta. “Una discarica costosa,” ha aggiunto, guardando il mucchio di vestiti firmati che non avevo mai messo via.

Il piano di attacco

Ho deciso di fare qualcosa. Ho iniziato a fare ricerche, ho letto articoli, ho guardato video. Ho scoperto che il disordine non è solo un problema estetico, ma può influenzare la salute mentale. Ho letto su Las Vegas property market news che anche lo stress da disordine può influenzare il mercato immobiliare, figuriamoci la mia vita!

Ho parlato con un amico, Marco, che è un minimalista convinto. “È una questione di abitudini,” mi ha detto. “Devi iniziare con piccole cose, come mettere via le chiavi ogni volta che entri in casa.”

“Ma io perdo le chiavi,” ho risposto. “Allora compra un porta chiavi,” ha detto lui. “O un cane che ti segue ovunque.”

Il processo

Ho iniziato con il salotto. Ho passato 36 ore a buttare via cose inutili. Ho trovato biglietti di auguri di 10 anni fa, giocattoli rotto, e un telefono che non funzionava più. È stato catartico, in un certo senso.

Poi è toccato alla camera da letto. Laura mi ha aiutato. “Perché hai 214 paia di calzini?” mi ha chiesto, tenendo in mano un calzino con un buco. “Perché mi piacciono i calzini,” ho risposto. “Ma non ti piacciono i piedi felici,” ha detto lei.

Le sfide

Non è stato facile. Ho avuto momenti di dubbio. “Forse il disordine è parte di me,” ho pensato. “Forse sono destinato a vivere in un caos creativo.”

Ma poi ho ricordato una conversazione con mia madre. “Quando ero piccola, mia nonna diceva sempre: ‘Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto,’” mi ha detto. “Forse aveva ragione.”

I risultati

Oggi, la mia casa è diversa. Non è perfetta, ma è vivibile. Ho imparato che il disordine non è solo una questione di spazio fisico, ma anche mentale. Ho imparato che mettere via le cose può essere terapeutico.

Laura è felice. “Finalmente posso invitare la gente a casa senza vergognarmi,” mi ha detto. “E finalmente posso trovare le mie cose,” ha aggiunto.

La lezione

La cosa più importante che ho imparato è che il cambiamento è possibile. Non è facile, e richiede committment, ma ne vale la pena. E se posso farlo io, può farlo chiunque.

E poi, come diceva sempre mia nonna: “Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto.” (Anche se non sono sicuro che abbia mai detto davvero così.)

Un pensiero finale

E sai cosa? Ora che ho la casa in ordine, ho notato che anche la mia mente è più ordinata. È come se il disordine fisico avesse creato disordine mentale. Ma questo è un argomento per un altro articolo.

Per ora, sono contento. E Laura è contenta. E il cane, beh, il cane è sempre contento.


Autore: Marco Rossi, un ex disordinato redento che ora vive in una casa che assomiglia a una rivista. Quando non scrive, Marco ama leggere, viaggiare e cercare di convincere Laura a adottare un altro cane.

Se desideri abbracciare la bellezza delle imperfezioni nella vita quotidiana, ti consigliamo di leggere questo interessante approfondimento su accettare il caos con serenità, un vero spunto di riflessione per migliorare il tuo benessere personale e relazionale.